Tag

, , , , , ,

Nell’ultimo fine settimana di settembre si è tenuta a Milano, negli spazi della Triennale, la prima edizione nazionale de Il Tempo delle Donne. Storie, idee azioni per partecipare al cambiamento, un progetto del Corriere della Sera, organizzato insieme a La 27ma Ora e Io Donna, Fondazione Corriere della Sera e Valore D.
Tre giorni di workshop, mostre, conversazioni con al centro le donne e il loro speciale contributo nel lavoro e nella società. Per me è stata un’occasione da non perdere, visto il mio interesse per i valori della diversità e dell’inclusione.
In particolare ho partecipato a due incontri del percorso formativo organizzato in collaborazione con Valore D, la prima associazione di grandi imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile in azienda.

Nel primo, «Leadership: scegliere persone, superare l’inconsapevole», il relatore Tommaso Arenare, partner di Egon Zehnder ha condotto i partecipanti a riflettere sul cosiddetto «pregiudizio di somiglianza» (similarity bias). Arenare dice che le decisioni principali che l’uomo prende hanno alla base un dilemma millenario, quel «combattere o fuggire» (fight or flight) che ci riporta alla reazione dell’uomo primitivo di fronte ad animali o altri esseri umani per lui ignoti. L’uomo doveva decidere molto in fretta se rimanere o scappare per la paura del “diverso”. La scelta avviene sulla base della somiglianza, che nel corso dei secoli si è rivelata quindi un metodo valido a garantire la sopravvivenza e l’evoluzione della nostra specie. Tuttavia oggi questa abilità può condurre a scelte sbagliate: se la nostra mente sceglie in base a quello che riconosce (inconsapevolmente, in pochi secondi) come simile a sé per un qualsiasi motivo può non considerare altri punti di vista importanti. E’ importante essere consapevoli di questi automatismi presenti in tutti noi, per poter agire sulla base di criteri oggettivi ed evitare di fare scelte che si possono rivelare meno efficienti nella sfera professionale e deludenti in quella privata.

A condurre il secondo incontro, «Creare vantaggi competitivi per le organizzazioni attraverso la leadership femminile», è stata Odile Robotti, Learning Edge con le testimonianze di Paolo Braghieri, AD GE Capital e Paola Cavallero, AD Nokia Italia.
Odile Robotti mi sorprende sempre per la professionalità e per la conoscenza delle diverse realtà aziendali e della versatilità delle donne. Il mondo sta cambiando in fretta, perciò le organizzazioni e lo stile di leadership devono rapidamente adeguarsi e farlo con maggior consapevolezza etica. I leader saranno sempre più chiamati a guidare verso un bersaglio “mobile”, variabile e in continua evoluzione; dovranno quindi far in modo che le persone collaborino in tempi diversi e spazi in continuo movimento. In questo contesto Robotti ha individuato una nuova prospettiva di leadership: sarà una leadership più dell’«essere» che del saper fare (o in aggiunta al saper fare). I leader si dovranno porre come role model con doti crescenti di empatia e ascolto (lo stereotipo del leader-eroe, dice Robotti, sta infatti tramontando). Ed è proprio questo nuovo stile che può essere meglio rappresentato e valorizzato dalle donne. La questione femminile, infatti, non è un tema che interessa alle donne, ma è una questione che riguarda tutti.

In questa occasione ho colto tra le persone presenti, una grande esigenza di comprendere le dinamiche in gioco e di acquisire una maggiore autoconsapevolezza. Non è solo un tema alla moda ma qualcosa che interpella la nostra persona nel profondo e che la muove ad un’azione. Come spesso ho sentito dire più volte da Claudia Parzani, presidente di Valore D, l’equilibrio di genere è un tema culturale, prima che istituzionale o organizzativo. Per questo occorre parlarne e riparlarne coinvolgendo gli uomini in un confronto-incontro.

Annunci