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Io e Steve passavamo mesi a lavorare su una componente di prodotto che spesso nessuno avrebbe mai visto. Agli occhi dell’utente non faceva differenza, ma per noi era importante: quando ti rendi conto che una cosa puoi farla benissimo, fermarti prima ti sembra un fallimento”.

Quest’affermazione è tratta da un’intervista del The Sunday Times a Jonathan Ive, il designer della Apple che ha creato con Steve Jobs l’iMac e tutti gli altri prodotti che hanno fatto diventare il nostro rapporto con la tecnologia “da difficile ed esigente a qualcosa di molto intimo e personale”.

Leggere questa intervista mi ha risollecitato l’idea che c’è un legame indissolubile tra bellezza, perfezione e tempo. Occorre pazienza, sudore, impegno e dedizione, oltre al sogno e al desiderio che sono alla base di qualsiasi impeto umano, per realizzare qualcosa di eccezionale che rimanga nel tempo. Questo vale per qualsiasi attività umana.

L’altro giorno, ad esempio, ho visto alla TV un’intervista a Roberto Bolle. Raccontava che la bellezza di un passo di danza dura solo il momento dell’esecuzione. Ma quanto tempo Bolle ha passato a provare e a riprovare per rendere quell’unico attimo, qualcosa di “perfetto”?

Mi rendo conto che ho un’ammirazione profonda per chi ha dentro di sé questa tenacia che non si limita alla superficialità del momento e al proprio comodo, ma tende con il suo impegno alla perfezione in qualsiasi campo operi, anche il più umile e nascosto (come nel caso del mio bisnonno descritto in un post precedente).

Generare con le proprie mani, con la propria mente e con il proprio cuore qualcosa di bello e buono non è fine a se stesso.

Ri-genera.

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