Tag

, ,

Tra le carte del nonno accumulate in una cassetta di legno, un giorno ho trovato un ritaglio di giornale ingiallito. Un articolo di tanti anni fa.

Quando l’ho letto ho avuto un sussulto di commozione. Parlava del mio bisnonno e della sua attività di netturbino a Bologna.

Lo propongo con un po’ di pudore: mi ricorda che è l’uomo a conferire dignità al proprio lavoro (spesso si pensa il contrario) e che sono l’impegno, la passione e l’intelligenza creativa a farlo diventare eccezionale.

Un uomo in città sa tutto della vita notturna (1949)

In questi giorni, verrà dal Comune collocato a riposo dopo quarantacinque anni d’ininterrotto servizio il signor Angelo Sarti. “E chi è mai costui?” si chiederanno i lettori alzando le spalle con indifferenza, ma tale disinteresse sarà breve se si aggiunge che Angelo Sarti, da ben pochi conosciuto, conosce invece vite e miracoli di moltissimi cittadini vecchi e giovani e per di più proprio le vite e i miracoli che alla luce del sole si tengono accuratamente nascosti. Ma niente paura perché la discrezione di Angelo è a prova di bomba.

Nel lontano 1904 all’età di vent’anni Angelo scelse un mestiere che oggigiorno non attirerebbe uno solo dei moderni giovani dalle belle speranze: il mestiere di spazzino.

Alla visita medica obbligatoria per essere accettati, i concorrenti di quell’epoca lontana erano ben dodici, ma fra tutti lui solo, benché fosse di bassa statura e claudicante, venne accettato: Angelo ricorda ancora con compiacimento la frase del dottore: “questo ha dei polmoni che resisteranno alla polvere per quarant’anni”.

Così cominciò a girare di notte per le strade della città e mentre con la scopa ripuliva i selciati, gli capitava di vedere insospettabili signorine di buona famiglia scendere furtivamente in strada, di vedere la faccia di numerosi ladri o di assistere a traffici non troppo puliti di stimatissimi signori…

Per quarantacinque anni Angelo ha vissuto come testimone le vicende notturne della città, dai quartieri del centro a quelli popolari….ed è naturalmente diventato molto filosofo.

Nessuno si è mai preoccupato e forse nemmeno accorto della sua presenza e ha fatto bene – dice Angelo – perché io ho badato solo a fare lo spazzino.

Angelo non è mai stato ammalato, non mai chiesto un giorno di riposo in quarantacinque anni e anche durante la guerra e sotto i bombardamenti ha continuato imperterrito il suo lavoro. Un educatore lo additerebbe ad esempio dimostrando come anche il lavoro più umile si possa rendere vario e interessante fino a diventare lo scopo delle proprie giornate.

Dal 1930, Angelo è stato caposquadra effettivo di tutto il servizio ed ha sorvegliato e diretto con diligenza insostituibile oltre 120 uomini, disegnando da sé numerose carte topografiche cittadine con l’indicazione delle strade e dei punti in cui occorreva lavorare meglio e di più. Ha studiato e distribuito i turni dei suoi uomini e ogni notte si è recato a sorvegliare personalmente lo svolgersi del servizio.

Ora ha sessantacinque anni, ha passato il limite di età e lo mandano in pensione. Ha un figlio e due nipotine – mi dice – e ha anche un orto dove occuperà le sue giornate.

Ma la notte, non potrà certo dormire e si alzerà per andare a vedere ancora il lavoro degli spazzini, anche se ora non potrà più dirigerlo.”

L.Ber.

Annunci